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italian article mentioning Fukuoka

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  • corfuku
    just saw an article briefly mentioning Fukuoka, published in the Il Manifesto newspaper... for anyone interested (and able to read Italian):
    Message 1 of 1 , Jan 4, 2004
    • 0 Attachment
      just saw an article briefly mentioning Fukuoka, published in the Il
      Manifesto newspaper... for anyone interested (and able to read Italian):

      http://www.ilmanifesto.it/php3/ric_view.php3?page=/terraterra/archivio/2002=
      /Giugno/3d00c0017649e.html&word=fukuoka



      Ricette per l'alimentazione

      MARINELLA CORREGGIA

      Nayakrishi, in Bangladesh, significa «nuova agricoltura», ed è un
      movimento che in pochi anni ha convertito 65mila famiglie contadine.
      Promosso in modo comunitario dall'associazione bengalese Ubinig, ha
      come principio di partenza: «non usare pesticidi chimici». Un
      principio adottato dopo che una donna contadina riferì di tutte le
      malattie legate all'uso della chimica nei campi. Nayakrishi non
      condanna certo i produttori a rese da fame, anzi: con la multicoltura,
      i pesticidi naturali tratti dall'albero neem, il mantenimento degli
      equilibri naturali e dei semi autoctoni, si produce meglio di prima. E
      con un basso consumo energetico: tre calorie di cibo con una di
      energia, mentre l'agricoltura industriale produce una caloria di cibo
      con 9 di energia. Nella savana del Ghana settentrionale, da quando i
      contadini hanno iniziato a compostare i residui colturali e a coprire
      il terreno con il pacciame, le rese sono aumentate del 200% in pochi anni.

      In America Latina, America del Nord, Africa e Asia, circa 50 milioni
      di ettari sono coltivati con il sistema della non lavorazione del
      terreno; secondo i principi della «rivoluzione del filo di paglia» di
      Fukuoka, il suolo è nutrito e protetto con la pacciamatura e il
      sovescio. Aumento delle rese del 100%, dice Roland Brunch
      dell'organizzazione Cosecha dell'Honduras.

      Sull'altopiano del Deccan, in India, le piogge sono incerte, il suolo
      povero. Ma la Deccan Development Society, un'organizzazione locale, ha
      coinvolto i contadini in un progetto di «agricoltura ecologica
      centrata sulle persone» (soprattutto le donne), dimostrando che
      l'agricoltura delle tecnologie sofisticate e ad alta intensità di
      capitale non solo non è necessaria ma non è nemmeno la più adatta a
      nutrire centinaia di milioni di poveri. Inizialmente il progetto ha
      migliorato il suolo con la coltivazione di canapa e l'immissione di
      concime. Poi, con il recupero dei sistemi di ritenzione idrica, la
      rotazione colturale (fra sorgo e leguminose) e la multicoltura, sono
      state riscoperte varietà locali altamente nutrienti, come lo spinacio
      indiano, ricchissimo di precursori della vitamina A. Il progetto è
      stato completato creando orti di piante medicinali e una banca delle
      derrate, basata sui villaggi, per evitare penurie e speculazioni sui
      prezzi. Risultato, là sul Deccan? Il ritorno a un'alimentazione locale
      e nutriente; e si mangia tre volte al giorno.

      In Thailandia, molti piccoli orti domestici moltiplicano la superficie
      con la coltivazione «in verticale»: su in alto, molto in alto, la
      palma offre ombra e materiale da costruzione, sotto crescono il mango
      e altri alberi da frutto, sotto ancora le piccole piante di banano e
      il mais, infine e livello terreno ogni sorta di ortaggi.

      Queste e molte sono le «storie di successi» che dai cinque continenti
      arrivano a Farming solutions, un sito di discussione, proposta e
      scambio (www.farmingsolutions.org) creato lo scorso aprile da
      Greenpeace, Oxfam (nota agenzia per la cooperazione internazionale) e
      Ileia (un istituto per l'agricoltura durevole). L'obiettivo è
      «produrre cibo sano e nutriente per tutti, proteggendo al tempo stesso
      l'ambiente e le risorse». Un anno fa Greenpeace ha contribuito a uno
      studio dell'Università di Essex - sfociato poi nel rapporto «Recipies
      against hunger» (Ricette contro la fame) - condotto in 52 paesi. La
      scoperta è che anche passando all'agricoltura durevole aumentano i
      raccolti. Purché i poveri abbiano accesso alla terra e al credito, si
      rivela falsa l'annoso argomento contro l'agricoltura non
      industrialista: «volete condannare i contadini a magri raccolti e il
      mondo alla fame?». Anzi, è il sistema globale di produzione alimentare
      che manda a dormire affamate oltre 800 milioni di persone e al tempo
      stesso conduce un'agricoltura che mangia le foreste, riduce la
      biodiversità, inquina, e mina la democrazia. Molti esempi anche dal
      Nord del mondo. Tim Deane, scozzese, ha raddoppiato il proprio reddito
      da quando con alcuni altri agricoltori prepara e consegna a domicilio
      le «cassette miste di prodotti biologici».
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