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La politica moderna e' il campo d'azione del soggetto cartesiano, entita' autenticamente in-dividuale, priva di storia e struttura, che puo' pensare, apprendere e soffrire ma non e' nulla di tutto cio'. Cosi', le proprieta' di un soggetto non fanno parte del suo essere (che e' vuoto, indistinguibile da quello di un altro soggetto): sono invece oggetti alieni su cui allargare la propria influenza, da possedere. E i progetti politici realizzabili in questo ambito si limitano alla distribuzione di oggetti: i dibattiti possibili nello spazio logico fornito da Cartesio non vanno oltre il confronto tra proposte egalitarie da un lato e, dall'altro, l'insistenza ad accettare la casualita' della "lotteria" del mercato.
In questo confronto siamo in netto favore dell'egalitarismo, pronti a lottare per gli oppressi, ma riteniamo anche che si debba fondare una nuova politica su una diversa base antropologica: su un essere umano piu' ricco. Pensiamo al soggetto come a un teatro in cui si svolge un dialogo costante, alla sua educazione infinita, al suo interminabile sperimentare con nuove abilita' e linguaggi, come al compito politico fondamentale.
Imparando a suonare il contrabbasso ciascuno di noi diventa infatti una persona diversa; comprando un quadro rimaniamo invece, tragicamente, gli stessi.
Sulla base dell'antropologia elaborata in Il metodo della follia e in Oltre la tolleranza, il Manifesto per un mondo senza lavoro offre un abbozzo utopico di societa' possibile. Ma questo non puo' essere un discorso completo e chiuso; appartiene a molti, e da molti aspetta il contributo creativo e critico. Facciamone un discorso comune, non temiamo di sollevare problemi. Soprattutto, non temiamo di inventarci un mondo, un uomo e una donna piu' validi e degni.
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