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In Francia la scuola degli imam di Stato
Repubblica — 21 maggio 2008

PARIGI - Al secondo piano dell' università cattolica c' è un gruppo di
uomini inginocchiati che sta recitando la 'isha. Terminata la preghiera
musulmana della sera, si siedono sui banchi. In cattedra comincia a
parlare il professore, è un dirigente del ministero dell' Interno, Didier
Leschi. Lezione sulla laicità. «Dovete sapere - dice Leschi - che all'
inizio del Novecento, la Francia attraversò una grave crisi con la
religione cattolica, simile per certi versi a quella di oggi nei confronti
dell' Islam». Fu cancellato il Concordato con il Vaticano e, attraverso la
legge del 1905, dichiarata la separazione tra Stato e Chiesa. Il
professore ricorda l' anatema di Pio X e le rivolte in strada dei
cattolici, scandalizzati dai gendarmi repubblicani che ispezionavano i
tabernacoli. «Come se un poliziotto entrasse nella moschea con gli
scarponi» commenta l' iracheno Karmil. Risate in aula. «Lo stato francese
- prosegue Leschi - non riconosce una religione, ma non ne disconosce
alcuna. E' un principio di rispetto e tolleranza che vale per tutti. E' un
principio che ha sempre garantito la pace civile».

L' Islam, il Vaticano, la République. E' uno strano crogiolo di simboli
che s'incontra in rue d' Assas, nel sesto arrondissement. Dopo rinvii e
polemiche, è partito il progetto di formazione civica e storica per i
sacerdoti musulmani. Nessun ateneo di Parigi, neanche la Sorbona, ha
accettato di ospitare il cosiddetto diploma «religione, laicità,
interculturalità», fortemente voluto dal governo e da Nicolas Sarkozy.
«Una minaccia per la laicità nell' insegnamento» ha risposto il rettore
della Sorbona, Jean-Robert Pitte. Ecco perché, alla fine, soltanto un
istituto privato e cattolico ha voluto ospitare il progetto, con la
benedizione del cardinale di Parigi André Vingt-Trois. E dal grande
portone dell' università, fondata nel 1901 come fortezza contro l'
anticlericalismo dilagante, usciranno tra poche settimane i primi «imam
repubblicani» di Francia. Trenta studenti, alcuni già portano il copricapo
bianco e rosso, paramento degli imam. Ci sono anche quattro donne, tutte
velate. Studiano per diventare cappellane negli ospedali, nell'esercito,
nelle carceri.

«Amo la Francia, sono contenta di conoscere meglio questo paese» dice
Sahila, cinquant' anni, algerina, che già lavora nella prigione di Fresne.
«La scuola francese dovrebbe riprendere l' insegnamento delle religioni -
aggiunge - . Soltanto attraverso la comprensione si può esercitare la
critica». Georges, un ragazzo marocchino con giubbotto di pelle nera:
«Certo che farò del mio meglio per combattere l' integralismo» dice.
«Anche tra i laici c' è fondamentalismo. Oggi è diventato impossibile
parlare di religione senza farsi insultare».

In questa sala, il discorso sulla riscoperta della spiritualità fatto a
Roma qualche mese fa da Sarkozy, è come un balsamo per il cuore. «Il
presidente ha ragione - continua un' altra donna, Ouahiba - i regimi senza
Dio hanno fatto più vittime di quelli con riferimento a Dio». Fino a
giugno, si studieranno nozioni di economia, storia, diritti dell' uomo. S'
imparerà anche a conciliare la macelleria rituale con le regole igieniche
europee, le festività musulmane con quelle del sistema francese, a capire
le leggi sui finanziamenti alle moschee, sulla possibilità di avere menù
senza maiale nelle mense oppure ottenere il permesso per pregare in
ufficio.

La posta in gioco va al di là di questa prima classe, che terminerà a
giugno dopo 400 ore di lezioni. L' idea è creare una filiera universitaria
statale con cui selezionare le guide spirituali musulmane che, attraverso
le moschee, promuoveranno l' integrazione e il rispetto delle regole
democratiche. Leschi, a capo della sezione Culti del ministero, la spiega
con parole semplici. «L' Islam deve uscire dall' epoca delle caverne».

Due milioni di musulmani, quattrocentomila praticanti: per la Francia è
una sfida necessaria. I centri di culto crescono di anno in anno, sono già
2.200, così come gli imam, oltre 1.500, provenienti all' 80% da paesi
stranieri (soprattutto Maghreb e Medio Oriente). Un imam su dieci è
finanziato dai paesi d' origine e uno su tre non parla francese né conosce
la Costituzione. Il rapporto con l'Islam, una religione che non ha Chiesa
né clero strutturato e si esprime attraverso diverse confessioni, è un
rompicapo per gran parte delle democrazie occidentali.

L' ambasciata americana ha segnalato a Washington il corso francese.
Svezia e Polonia hanno chiesto informazioni. «Era importante dare un
segnale di cambiamento» racconta il rettore della Gran Moschea di Parigi,
Dalil Boubakeur, tra i più grandi sostenitori dell' iniziativa. Quasi
tutti gli studenti sono ex alunni del "suo" istituto teologico. La
concessione del permesso di soggiorno a tutti i partecipanti è un
incentivo, così come uno stipendio pubblico come cappellani nell'
esercito, nelle carceri.

La comunità musulmana francese si è divisa. L'Unione delle organizzazioni
islamiche, che ha già due proprie scuole di formazione teologica per imam,
ha chiesto una sede più «neutra» dell' ateneo cattolico mentre il
Collettivo dei musulmani ha definito il corso una «provocazione». Ci sono
state proteste anche da parte di cattolici. Per alcuni, il progetto apre
la strada a una «islamizzazione della società francese». «Nel diploma non
c' è nessuna materia attinente alla teologia» precisa il rettore dell'
università, Pierre Cahné. Sorride, quando si parla di questa bizzarra
convivenza tra due fedi che nei secoli si sono combattute. Non è la prima
volta che accade. Quando il governo francese approvò il divieto del chador
nelle scuole, molte bambine musulmane trovarono rifugio nelle scuole della
Chiesa. E oggi musulmani e cattolici sono alleati per una revisione della
legge del 1905, quella sulla laicità.

per saperne di più
www.icp.fr
www.arrahman.co.uk

- ANAIS GINORI

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/21/112in.htm\
l





Sun Jun 1, 2008 7:09 am

luisar2it
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